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Faccia a faccia con Lidia Fluhme, co-fondatrice e presidente della Gran Fondo New York

Faccia a faccia con Lidia Fluhme, co-fondatrice e presidente della Gran Fondo New York

Abbiamo avuto la possibilità di incontrare e scambiare qualche chiacchiera con Lidia Fluhme, Co-fondatrice e Presidente di una della granfondo più amate da tutti i ciclisti professionisti e non del pianeta, la Gran Fondo New York (GFNY).

In questa breve intervista Lidia ci racconterà come da Wall Street sia arrivata alla GFNY, ma anche come Biemme - un marchio italiano leader nella produzione di vestiario da ciclismo - sia diventato partner tecnico della gara.

1. Laureata presso la Business School della New York University, ex banchiere di Wall Street e ora co-fondatore e Presidente della Gran Fondo NY, raccontaci come sei arrivata sin qui?

Sono una runner dall’età di 11 anni, da quando ho deciso di far parte del team di cross country della mia scuola media. Ho corso per la squadra di cross country e per quella di atletica leggera della scuola fino a quando mi sono laureata in economia alla New York University, nel 2002.

Dopo la laurea, siccome non conoscevo nessuna società sportiva al di fuori dell’ambito scolastico, mi sono iscritta in palestra e frequentavo corsi di resistenza e spinning in cui andavo sia prima, che dopo il lavoro. All’epoca conducevo una vita molto stressante e lavoravo molte ore al giorno in una banca d’investimenti a Wall Street, la Merrill Lynch, ma il lavoro che svolgevo non mi gratificava. Ho iniziato quindi a pensare di iscrivermi a un master MBA per dare uno slancio alla mia carriera e per poter assumere un ruolo più senior, con la speranza di trovare più stimoli e gratificazione in quello che facevo.

In una delle lezioni di spinning che frequentavo, qualche compagno di corso mi disse che avrebbe fatto il triathlon di St. Croix. Così decisi di comprare una bici da strada, cercai di migliorarmi nel nuoto e mi iscrissi alla gara nel 2005. Quello fu il primo di tanti triathlon che ho fatto, cominciai quindi a passare il mio tempo libero ad allenarmi a nuoto, in bici o correndo.

Nel 2007 ho inziato la business school con l’intento di tornare a Wall Street con un impiego nel campo del trading nei mercati emergenti e nei commerci con l’estero. Pensavo che lavorare nel mondo della finanza che si occupava di scambi commerciali con l’estero fosse un lavoro molto più interessante per me. A metà del mio master ho fatto un tirocinio proprio nel settore dei mercati emergenti alla Deutsche Bank ed ero davvero delusa che anche il nuovo settore che avevo scelto non fosse come avevo sperato. Così feci un semestre di scambio a Shanghai e decisi che non sarei mai più tornata a lavorare nel mondo della finanza.

Dopo aver conseguito l’MBA alla NY University ho lavorato come COO per una holding che possedeva aziende di prodotti sportivi e servizi. Ho quindi avuto modo di imparare come aprire, gestire e aiutare a far crescere le piccole imprese. Nello stesso periodo ho conosciuto mio marito Uli, durante una corsa a Central Park.

Quell’inverno Uli mi parlò della granfondo in Italia. Ci siamo chiesti perché non ne ne fosse una anche a NYC. Abbiamo pianificato un viaggio per andare a trovare la sua famiglia in primavera e con l’occasione ci siamo iscritti alla Gran Fondo Stockalper, che è stata la gara più faticosa che io abbia mai fatto in bici. Nonostante la fatica, mi è piaciuta molto e con mio marito abbiamo deciso di portare la granfondo a NYC. La settimana successiva ho lasciato il mio lavoro e abbiamo iniziato a lavorare per ottenere i permessi e organizzare la Gran Fondo New York.

2. Tu non sei solo una ex donna d’affari ma anche un’atleta – 7 volte finisher all’Ironman Hawaii – raccontaci qualcosa del tuo percorso sportivo.

Sono stata un’atleta sin dall’età di 11 anni. Dalla mia prima campestre alle medie, sino al triathlon e alle granfondo, ho corso centinaia di gare. Adoro toccare con la punta del piede la linea di partenza e avere l’opportunità di testare il mio corpo e la mia mente. Gli sport di endurance non sono fatti solo di forza fisica ma anche di forza mentale, per superare i momenti difficili durante una gara. Mi piace la lotta e, infine, combattendo attraverso di essa e arrivare al traguardo. È una sensazione davvero soddisfacente.

3. Cosa vuol dire essere l’organizzatrice di una grande competizione come la GFNY? Quali sono le tue responsabilità?         

Mio marito e io siamo i co-organizzatori della GFNY. Noi siamo una squadra fantastica perché le cose in cui lui è bravo e che gli piacciono sono cose in cui io non sono molto brava e viceversa.

I miei compiti sono più focalizzati sull’organizzazione e la gestione della logistica della gara, più tutto quello che riguarda gli aspetti legati al business. Uli invece si occupa di tutto quello che riguarda la comunicazione della gara, con lui lavora anche un avvocato che si occupa dei contratti e di tutti gli aspetti legali. Ci confrontiamo e ci consigliamo molto anche se si tratta di settori in cui non siamo direttamente coinvolti. Quando siamo in bicicletta, parliamo spesso di idee per la GFNY o di quello che sta succedendo nel ciclismo, delle squadre pro, degli eventi per ciclisti amatoriali, di nuovi prodotti, nuovi capi di vestiario, aziende, acquisizioni, partnership, ecc.

 

4. La GFNY è una famosa competizione, com’è diventata un brand di successo?

Ogni anno, dopo la fine della gara, riceviamo messaggi dai partecipanti tipo questo: “È stato molto divertente, possiamo rifarlo il prossimo week-end?” La gente vuole provare l’esperienza della GFNY di nuovo, ma la grandezza, senza contare la gestione della logistica e anche la coordinazione con le forze dell’ordine e il comune per far si che l’evento sia possibile, sono enormi. Non è qualcosa che è possibile ripetere più di una volta all’anno.

Dopo l’edizione del 2013, abbiamo cominciato a ricevere richieste anche da organizzatori di gare per entrare in partnership con noi. Non solo per mettere in connessione i nostri siti web o mettere un banner per sponsorizzare un evento, ma per copiare l’esperienza della GFNY in altre località. Abbiamo incominciato con l’Italia e di recente abbiamo aggiunto Cozumel. Continuiamo a ricevere richieste da organizzatori di eventi per organizzare la GFNY in altre parti del mondo e valutare ogni proposta da vicino.

Il nostro obiettivo principale per qualsiasi cosa relativa alla GFNY è se ci piace a noi stessi come ciclisti e partecipanti all'evento. L’attenzione sulle esperienze positive e la qualità, spinge le nostre decisioni in tutto quello che facciamo per la GFNY.

5. Biemme – Essence of Cycling, pioniera nel campo del vestiario tecnico da ciclismo, è sponsor della GFNY. Com’è nata questa collaborazione?

Un amico italiano presentò la GFNY al fondatore di Biemme, Maurizio Bertinato, nel 2010. Non iniziammo subito a lavorare insieme ma siamo rimasti comunque in contatto nel tempo. Quando la partnership con l’azienda che ci produceva il vestiario non funzionò più, organizzammo un meeting presso Biemme, nell’estate del 2012.

Lo ricordo ancora, fu un giorno molto caldo e l’incontro durò ore ma fu un grande incontro.

Noi adoriamo Maurizio Bertinato, lui ha davvero una gran passione per il vestiario ed è nel mondo del ciclismo da decenni. Abbiamo discusso di tessuti tecnici e dei tagli per la maglia da bici e di tutto il vestiario della GFNY. A seguito della nostra riunione, abbiamo visto i prototipi che Biemme aveva preparato per noi, ed è stato amore a prima vista. Fu facile decidere che Biemme sarebbe diventato il nostro partner tecnico.

6. Quali sono le ragioni che vi hanno portato a scegliere Biemme come sponsor della GFNY world series? Come mai avete scelto proprio un brand italiano?

L’Italia è all’avanguardia nell’abbigliamento da ciclismo. È un paese che ha un’incredibile passione per il ciclismo, non solo professionistico, c’è una ricca tradizione di ciclisti amatoriali. L’Italia poi è il paese della granfondo. I marchi di vestiario provenienti da tutto il mondo ci hanno inviato il loro campionario con la speranza che passassimo al loro marchio. Il vestiario tecnico degli altri paesi però non è all’altezza di quello italiano per il tessuto, il taglio e le cuciture.

Biemme offre un vestiario di alta qualità e continua a innovare creando nuovi prodotti e sperimentando nuovi tessuti, nuovi fondelli e nuoti tagli. È eccitante per noi visitare la sede di Biemme ogni estate per pianificare e scegliere il vestiario della gara dell’anno successivo perché c’è sempre qualche nuovo tessuto da testare.

7. Adesso parliamo di numeri. Quanti atleti prendono parte alla GFNY world series? Qual è la gara più popolare del circuito?

Fino a oggi, abbiamo avuto 50.000 partecipanti alla GFNY world series in tutto il mondo. Stimiamo che circa 20.000 partecipanti prenderanno parte alla GFNY world series tra la stagione 2016-2017, è un circuito che sta crescendo sempre più.

La più grande delle GFNY world series resta la gara di NYC, con 5.000 ciclisti provenienti da più di 70 paesi in tutto il mondo. Inoltre, è la gara più internazionale al mondo con il 40% dei partecipanti stranieri che ne prendono parte.

Ci sono tante maglie e altro vestiario Biemme indossate dalle persone in tutto il mondo. Questa è tra le nostre cose preferite della GFNY e del vestiario della GFNY, perché possiamo essere in qualsiasi parte del mondo e imbatterci in qualcuno che indossa una maglia della GFNY o una pettorina, o una giacca a vento ed è sempre una sensazione eccitante e soddisfacente vedere che con tutti i vestiti disponibili, questa persona ha scelto di indossare proprio quelli della GFNY.

8. Pensi che la GFNY world series possa ancora crescere e arrivare in altre città o continenti?

Assolutamente si! Noi riceviamo continuamente richieste da organizzatori per portare la GFNY world series nei loro paesi. Prevediamo di aggiungere altre 5-10 gare al nostro calendario del 2017.

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